Quando le ginocchia restano distanti mentre le caviglie si toccano, può essere presente un ginocchio varo, noto anche come deviazione in varo o, nel linguaggio comune, “gambe a parentesi”. Non è soltanto una questione estetica: se l’asse dell’arto inferiore è alterato, il carico tende a concentrarsi sul compartimento interno del ginocchio. Nel tempo, soprattutto nell’adulto, questo meccanismo può favorire dolore, usura della cartilagine e artrosi mediale.
La valutazione ortopedica serve a distinguere una conformazione lieve e stabile da una deformità che sta causando sintomi o che può peggiorare. Età, origine del varismo, grado della deviazione, integrità delle articolazioni e richieste funzionali del paziente determinano il trattamento più appropriato.
Che cos’è il ginocchio varo
Nel ginocchio correttamente allineato, il peso corporeo viene distribuito in modo equilibrato tra la parte interna e quella esterna dell’articolazione. Nel varismo, invece, l’asse meccanico dell’arto si sposta verso l’interno: il compartimento mediale riceve una quota di carico maggiore, mentre quello laterale risulta relativamente scaricato.
La deformità può interessare il femore, la tibia o entrambi i segmenti. In molti adulti con artrosi mediale, la componente principale è tibiale e si associa a un progressivo restringimento dello spazio articolare interno. Nei bambini, invece, è indispensabile considerare la fase di crescita: una certa curvatura delle gambe può essere fisiologica nei primi anni di vita e correggersi spontaneamente.
Non tutti i casi di ginocchio varo richiedono un intervento chirurgico. Il problema diventa clinicamente rilevante quando provoca dolore, limita la deambulazione o l’attività sportiva, progredisce nel tempo oppure espone un compartimento articolare a un sovraccarico non più compensabile.
Cause: congenite, evolutive o acquisite
Il varismo può essere presente fin dall’infanzia, comparire durante l’accrescimento o svilupparsi in età adulta. La storia clinica e l’esame radiografico consentono di identificare la causa e, soprattutto, di programmare una correzione precisa quando necessaria.
Nel bambino piccolo, le gambe vare sono spesso parte dello sviluppo fisiologico. Il monitoraggio diventa però necessario se la deformità è molto accentuata, asimmetrica, persistente oltre l’età attesa o in progressione. In questi casi lo specialista deve escludere condizioni quali malattia di Blount, alterazioni metaboliche dell’osso, esiti traumatici della cartilagine di accrescimento o deformità congenite.
Nell’adulto, la causa più frequente è l’artrosi del compartimento mediale. La perdita di cartilagine sul lato interno riduce progressivamente lo spazio articolare e può aumentare il varismo, creando un circolo vizioso: maggiore deviazione significa maggiore sovraccarico interno, che a sua volta accelera l’usura. Anche esiti di fratture, lesioni legamentose trascurate, meniscectomie, infezioni ossee o consolidazioni viziose possono modificare l’asse dell’arto.
In alcuni pazienti il varismo costituzionale è presente da sempre ma diventa sintomatico solo con l’avanzare dell’età, l’aumento di peso, l’attività lavorativa fisicamente impegnativa o la comparsa di una lesione meniscale e cartilaginea.
Sintomi e segnali da non trascurare
Il dolore tipico è localizzato nella parte interna del ginocchio, inizialmente durante le camminate prolungate, le scale o l’attività sportiva. Con l’evoluzione dell’artrosi può comparire anche a riposo, insieme a rigidità mattutina, gonfiore ricorrente e riduzione della tolleranza al carico.
Altri segnali utili sono la sensazione di instabilità, la difficoltà a distendere completamente il ginocchio, la deviazione visibile dell’arto e un consumo anomalo delle scarpe. Nei casi più avanzati, il paziente può modificare inconsapevolmente il modo di camminare per evitare il dolore, sovraccaricando anche anca, colonna lombare e arto controlaterale.
Nei bambini e negli adolescenti è opportuno richiedere una valutazione specialistica quando la deformità non è simmetrica, peggiora rapidamente, è associata a dolore o zoppia, oppure persiste oltre i normali tempi di maturazione scheletrica. L’osservazione occasionale non è sufficiente: la crescita richiede controlli programmati e misurazioni affidabili.
Diagnosi: l’asse va misurato, non soltanto osservato
L’esame clinico valuta postura, deambulazione, mobilità del ginocchio, stabilità legamentosa e distribuzione del dolore. Tuttavia, per definire una deformità assiale e stabilire se correggerla, la semplice visita non basta.
L’indagine centrale è la radiografia degli arti inferiori sotto carico in proiezione completa, eseguita in stazione eretta. Questo esame permette di studiare l’asse meccanico dall’anca alla caviglia, quantificare il varismo e identificare il segmento responsabile della deviazione. Radiografie mirate del ginocchio mostrano inoltre lo stato dei compartimenti articolari.
Risonanza magnetica e TC non sono necessarie in ogni caso. La risonanza può essere utile per approfondire lesioni meniscali, cartilaginee o legamentose; la TC può supportare la pianificazione di deformità complesse, rotazionali o post-traumatiche. La scelta degli esami deve rispondere a un quesito clinico preciso, evitando accertamenti ridondanti.
Trattamento del ginocchio varo: quando è conservativo
Se il varismo è lieve, non evolutivo e i sintomi sono controllabili, il primo approccio può essere non chirurgico. Il programma viene costruito sulla situazione reale del paziente, non solo sul referto radiografico.
La fisioterapia può migliorare forza del quadricipite, controllo dell’arto e qualità del movimento. La riduzione del peso corporeo, quando indicata, diminuisce in modo significativo il carico ripetuto sull’articolazione. Farmaci antinfiammatori o infiltrazioni possono avere un ruolo nella gestione delle fasi dolorose, ma non correggono l’asse né ricostruiscono la cartilagine perduta.
Plantari e tutori di scarico possono essere valutati in casi selezionati. Il loro beneficio dipende dalla conformazione dell’arto, dalla sede dell’artrosi e dalla costanza di utilizzo. Sono strumenti di supporto, non una soluzione definitiva per una deformità strutturata.
Quando il dolore persiste, l’asse è significativamente deviato e il compartimento mediale continua a deteriorarsi, occorre discutere opzioni correttive o protesiche. Rimandare indiscriminatamente il trattamento può ridurre le possibilità di conservare l’articolazione.
Osteotomia correttiva: preservare il ginocchio quando possibile
L’osteotomia è un intervento che modifica in modo controllato l’asse dell’arto, trasferendo parte del carico dal compartimento mediale usurato a quello laterale più conservato. Nella maggior parte dei casi di varismo del ginocchio viene eseguita a livello della tibia prossimale, attraverso una osteotomia valgizzante.
È una procedura indicata soprattutto per pazienti relativamente giovani o attivi, con artrosi prevalentemente monocompartimentale, buona mobilità articolare e legamenti funzionali. Richiede una pianificazione accurata basata sulle radiografie sotto carico: una correzione insufficiente può non proteggere adeguatamente il compartimento malato, mentre una correzione eccessiva può creare nuovi squilibri.
Il recupero richiede tempo, riabilitazione e rispetto delle indicazioni sul carico. In cambio, l’osteotomia può ridurre il dolore, migliorare la funzione e rinviare la necessità di una protesi in pazienti selezionati. Non è però la scelta ideale quando l’artrosi coinvolge diffusamente l’articolazione o quando il danno strutturale è avanzato.
Quando considerare una protesi di ginocchio
Nei casi di artrosi severa associata a ginocchio varo, la protesi può rappresentare il trattamento più efficace per recuperare allineamento, stabilità e qualità di vita. La scelta tra protesi monocompartimentale e protesi totale dipende dall’estensione dell’artrosi, dall’integrità dei legamenti, dalla deformità e dalle condizioni degli altri compartimenti.
La protesi monocompartimentale può essere indicata quando l’usura è limitata al compartimento interno e le strutture legamentose sono conservate. La protesi totale è più spesso necessaria in presenza di artrosi diffusa, deformità importanti, instabilità o grave limitazione funzionale. In entrambi i casi, la pianificazione preoperatoria e il bilanciamento dei tessuti molli sono determinanti per ottenere un ginocchio stabile e ben allineato.
Un varismo complesso, soprattutto se conseguente a trauma, precedente chirurgia o deformità extra-articolare, richiede esperienza specifica nella chirurgia ricostruttiva e protesica. La strategia non va scelta in base alla sola età anagrafica, ma considerando aspettative, autonomia, qualità ossea, condizioni generali e obiettivi del paziente.
Nei bambini: osservare con metodo, intervenire al momento giusto
Nel paziente pediatrico, l’obiettivo è rispettare la crescita e intervenire solo quando la deformità non può correggersi spontaneamente o presenta caratteristiche patologiche. A seconda dell’età e della causa, possono essere sufficienti controlli clinico-radiografici periodici oppure può essere necessario guidare gradualmente la crescita mediante procedure dedicate.
Le deformità più importanti o vicine alla maturità scheletrica possono richiedere osteotomie correttive. La decisione deve essere presa dopo uno studio completo dell’asse e delle cartilagini di accrescimento, perché tempi e tecnica influenzano direttamente il risultato finale.
Il ginocchio varo merita quindi una valutazione ortopedica quando è doloroso, progressivo o associato a una limitazione della vita quotidiana. Misurare correttamente l’asse e individuare la causa permette di scegliere il momento giusto per trattare, con l’obiettivo concreto di proteggere l’articolazione e mantenere il più a lungo possibile una funzione stabile.